È la prima volta dagli accordi di pace del 1998. Il Regno Unito si divide sulla proposta di legge di Downing Street per archiviare tutti casi ancora aperti

David Holden per ora non farà nemmeno un giorno di cella, ma la sentenza che condanna l’ex soldato britannico a tre anni per omicidio colposo fa scalpore soprattutto perché, nonostante i “Troubles” siano stati consegnati alla storia da un accordo di pace firmato 25 anni fa, dimostra che la guerra civile nordirlandese rimane una ferita aperta. 
La Crown Court di Belfast ha riconosciuto Holden, che all’epoca dei fatti aveva 18 anni, colpevole per la morte del 23enne Aidan McAnespie, ucciso nel febbraio 1988 con un colpo alla schiena, pochi istanti dopo aver attraversato un checkpoint di sicurezza lungo ilconfine, mentre andava a una partita di calcio. Il giudice, che ha riconosciuto la negligenza grave dell’ex Granadier Guardsman, ha sospeso l’esecuzione della pena per tre anni, ma si tratta del primo veterano dell’esercito ad essere condannato per un reato storico nell’Irlanda del Nord da quando nel 1998 furono siglati gli accordi di pace del Venerdì Santo. Una condanna che fa ancora più rumore mentre il Regno Unito si divide sul “Troubles  Bill”, la controversa proposta di legge con cui il governo britannico vorrebbe affrontare e archiviare una volta per tutte, i tanti “casi Holden” ancora aperti, legati a quel travagliato passato. Sostenitori dell’imputato si sono riuniti fuori dal tribunale durante ogni udienza del processo, cominciato nel 2018 e proseguito tra accesepolemiche. Paul Young, un rappresentante del Movimento dei veterani dell’Irlanda del Nord, organizzazione che si oppone ai procedimenti intentati contro coloro che hanno prestato servizio nella regione durante il periodo dei Troubles, ha definito la sentenza”estremamente dura” e ha parlato di disparità di trattamento, ricordando che gli Accordi del Venerdì Santo prevedono per i terroristi non più di due anni di pena, qualsiasi sia il reato di cui sono macchiati. Dopo il delitto, Holden ricevette una multa e fu congedato dall’esercito per motivi di salute, ma nel 1990 una prima accusa per omicidio colposo nei suoi confronti venne archiviata. 

La famiglia McAnespie reagì promuovendo una lunga campagna per ottenere giustizia, che è arrivata solo dopo 34 anni, con il verdetto del 2 febbraio scorso, grazie a un caso riaperto sulla base di una nuova perizia balistica, e nonostante le critiche di parlamentari conservatori e gruppi di veterani che definivano l’accusa vessatoria. “Una sentenza attesa tanto a lungo da aver aggravato il senso di ingiustizia vissuto dalla famiglia, mentre il processo avrebbe dovuto essere celebrato subito dopo i fatti”, ha spiegato il giudice O’Hara pronunciando la condanna dell’ex militare, “un sentimento che i McAnespie condividono con troppe altre famiglie che non hanno visto nessuno riconosciutoresponsabile di simili crimini, che fossero omicidi, attentati o sparatorie”. Per la corte di Belfast si tratta insomma di caso simbolo, sul quale tra l’altro nel 2009 arrivarono anche le scuse del governo britannico che aveva espresso “profondo rammarico” per la morte di Aidan McAnespie.

I legali di Holden ricorreranno quasi certamente in appello, mentre per Grainne Teggart, vicedirettore di Amnesty International UK in Irlanda del Nord, la sentenza ha dimostrato che non importa quanto tempo ci voglia, individuare le responsabilità davanti alla legge “è ancora possibile e si deve continuare”. Teggart ha poi invitato il governo a ritirare la proposta di legge sui Troubles (detta anche “eredità e riconciliazione”) proprio perché negherebbe per sempre la possibilità di avere giustizia a tante famiglie. La proposta di legge sui Troubles dell’Irlanda del Nord prevede infatti un’amnistia effettiva per i sospettati di crimini durante il conflitto, a patto che accettino di cooperare con lacommissione per la riconciliazione e il recupero delle informazioni, un nuovo organismo indipendente sulla carta, che tuttavia verrebbe istituito sotto diretto controllo governativo.Nella sostanza, un comitato ministeriale chiamato a esaminare un numero ristretto di casi, attraverso operazioni di “revisione”, e non più d’indagine, da condurre in tempi limitati e secondo criteri di ammissibilità molto stringenti: sarebbero presi in considerazione solo i reati che hanno causato lesioni fisiche estreme, come la tetraplegia o gravi danni cerebrali, o “gravi danni psichiatrici”; gli autori potrebbero comunque evitare procedimenti giudiziari e qualsiasi ulteriore significativa inchiesta chiedendo appunto un’amnistia alla commissione istituita per esaminarli. L’apertura di ogni caso dipenderebbe comunque anche dalla discrezionalità dei ministri. Questo nuovo meccanismo manderebbe inoltre in soffitta le clausole dell’attuale accordo di pace che consentono inchieste giudiziarie sui crimini storici, e prevederebbe l’esplicito divieto di indagare sugli incidenti avvenuti fino all’aprile 1988, compresi i crimini commessi sia da gruppi paramilitari che da soldati britannici. Secondo i partiti di opposizione nordirlandesi,tutti uniti nel bocciare la proposta, sarebbe nei fatti un colpo di spugna per tanti assassini e torturatori. E a Londra i laburisti promettono che qualora tornassero a Downing Street, abrogherebbero qualsiasi legge di amnistia di questo tipo. Gli esperti delle Nazioni Unite avvertono che il progetto di legge ostacolerebbe i diritti delle vittime e violerebbe il diritto internazionale sui diritti umani e l’Accordo del Venerdì Santo, mentre il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa considera il disegno di legge così profondamente viziato che ne ha chiesto il ritiro per i seri problemi di rispetto della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che solleva.