Europei non si nasce, si diventa: «Tutta colpa di Margaret Thatcher»

Deputato a Westminster dal 1997 al 2005 nelle file laburiste, eletto nella roccaforte conservatrice di Wimbledon, Roger Casale, 63 anni, ha militato contro la Brexit e fondato nel 2013, New Europeans, un associazione pro-UE basata a Londra per promuovere i valori e i diritti dei cittadini.

Quando è avvenuta la sua “conversione” europea?


I miei valori sono quelli della rivoluzione francese, solidarietà, libertà, uguaglianza. Quando ho finito l’università nel 1982, in Inghilterra mi sentivo come un pesce fuor d’acqua, perché c’era Margaret Thatcher al governo. Studiavo politica, economia e filosofia ad Oxford ma questo non vuol dire che avessi molte conoscenze sull’Unione europea. Perché nemmeno quando studi scienza politica all’Università di Oxford ti parlano molto dell’Unione europea. Gli inglesi, anche quelli che hanno un’ottima educazione, spesso sanno molto poco su quello che vuol dire l’UE. Ho avuto la possibilità di andare a studiare un anno in Germania per un scambio ed è lì che ho scoperto l’Europa e cosa vuol dire una comunità di valori. Gli inglesi trascinano questa storia dell’impero e dunque la tendenza a voler dire agli altri cosa devono fare. E soprattutto vedono l’Unione europea solo come una cosa transnazionale, domandandosi “cosa c’è li per noi?”, quindi cercano di condizionarla verso i propri interessi. Così fan tutti, certo, ma non tutte le nazioni si pensano le migliori al  punto da voler dire agli altri cosa devono fare. Io non mi sentivo bene nella mia pelle inglese. Allora sono andato a cercare qualcos’altro e ho cominciato a trovarlo in Germania.

Non si sentiva bene nella sua pelle inglese, ma come ha capito che la risposta alle sue aspirazioni poteva essere il progetto europeo?

Nella Gran Bretagna di Margaret Thatcher non c’erano i miei valori e non capivo perché. Volevo andare via e ho trovato questa opportunità in Germania, a Monaco, dove mi sono sentito più a mio agio, scoprendo qualcosa che ha che fare con l’identità europea. Ho imparato il tedesco e ho capito come puoi crearti un’altra vita anche al di fuori della tua lingua e vedere te stesso, la tua storia, il tuo linguaggio e le tue identità da altrove. È stata una liberazione, perché ho capito cosa vuol dire davvero collaborare con persone diverse, cosa vuol dire la diversità. Ero a Berlino nel periodo del crollo del muro e vivendo quell’esperienza, ho potuto vedere che non è semplicemente caduto. È stato buttato giù dai valori, dalle passioni e dall’impegno dei cittadini. Questo lottare per la democrazia, battersi per andare al di là del contesto storico del momento per pensare a un futuro diverso, ha inciso profondamente su di me. Cosa vuol dire avere un sogno? Un sogno che diventa realtà? Io come europeo voglio che l’Europa diventi realtà, è il mio sogno. Appartengo alla generazione che ha visto il crollo del muro di Berlino, quindi non sono del tutto utopista.

Perché ha preferito fare politica in Inghilterra piuttosto che al Parlamento europeo?

Il Parlamento di Strasburgo è già molto europeo e molto convinto. Io pensavo che il mio impegno politico doveva essere quello di cercare di cambiare le cose. Nel Parlamento europeo trovavo molte persone come me, soprattutto tra gli eletti inglesi di allora, non quelli che sono venuti dopo come Nigel Farage. Quando sono entrato in politica negli anni ’90 volevo portare la mia visione dell’Europa in Inghilterra. Avevo l’ambizione di lasciare la Gran Bretagna più europea di quando l’avevo trovata. Insomma, è stato uno dei miei più grandi fallimenti (ride). Non è che non ci abbia provato, anzi è stato un impegno lungo vent’anni, ma non c’è strato niente da fare, e per lo stesso motivo per cui negli anni ’80 ero andato via: né quelli che hanno votato per rimanere (nel referendum sulla Brexit del 2016, ndr), certo non quelli che hanno votato per uscire, hanno ancora capito che l’Unione europea è una comunità non solo di interessi, ma di valori.

Perché il progetto europeo non è stato capito?

La grande tragedia della Brexit si è consumata nelle zone dell’Inghilterra e soprattutto del Galles, posti dove ad esempio c’erano le miniere, dove ha prevalso il voto per uscire dall’UE. In queste comunità c’è un forte senso di solidarietà, ma non capiscono che anche l’Unione europea è un’unione di valori, dove quella solidarietà è presente, perché nessuno gli ha mai parlato dell’Europa in questi termini. Sono sempre stati contro l’Unione europea perché l’hanno vista come un progetto capitalista che poteva minacciare il futuro del loro lavoro. Ma non è l’Unione europea che ha distrutto le loro miniere e le loro comunità, bensì Margaret Thatcher. La cosa ironica è che l’UE è venuta dopo per dare fondi e investimenti a queste comunità. Oggi in questi paesi si vedono tante università, musei, cantieri con i cartelli “questa opera è stata pagata dall’Unione europea”. Eppure hanno lo stesso votato Brexit. Come mai? Sono stupidi? Certo che no, ma è una crisi d’identità. Diversamente di me, queste comunità non hanno il sentimento di essere europee, anzi pensano che essendo britannici non potranno mai essere europei; pensano di dover scegliere fra essere britannico ed europeo. Invece l’identità di cui io parlo non comporta una scelta fra l’essere italiano, francese, britannico ecc. ed essere europeo, ma tiene insieme tutt’e due. I valori che mi hanno attratto verso questa identità europea non sono esclusiva proprietà dell’Unione, sono universali. Con la differenza che l’Unione europea cerca di edificare delle istituzioni sulla base di questi valori. Tanti di quelli che hanno votato Brexit condividono questi valori, come la solidarietà, che sono alla base del progetto europeo. Queste comunità non l’hanno vista così, ma è così. Per questo la Brexit è stata una tragedia. Ma io sono e rimarrò fino a che non morirò, un Europeo.

Un personaggio per incarnare il progetto europeo?

Albert Camus. Era molto umano e poco politico. Credeva fortemente nell’idea europea fondata sulla giustizia, la pace, il diritto.

Un libro che tutti gli europei dovrebbero leggere?

La banalità del male di Hannah Arendt, per ricordare che l’Europa nasce dal buio, dalle distruzioni, dal nazionalismo. Il libro ci ricorda una parte di noi stessi. Queste tragedie non sono avvenute fuori da noi, sono un’espressione dell’Europa. Purtroppo lo vediamo ancora oggi. L’Europa è una scelta che dobbiamo fare ogni giorno perché a queste forze di distruzione che sono dentro di noi, dobbiamo rispondere con la conoscenza, la voglia di imparare e la forza della volontà.

Una città simbolo dell’Europa?

Berlino. E’ la città dal passato tragico, ma dal futuro brillante. Ad ogni angolo ci fa vedere di cosa è capace il genere umano, nel bene e nel male.

Un luogo, un paesaggio, un monumento sinonimo per lei di Europa?

Roccatederighi in Maremma, dove ho la mia casa. Ma se dovessi scegliere un monumento, sarebbe il ponte dell’Europa a Strasburgo. Quando ci vado, faccio sempre in modo di prendere un albergo a Kehl, dalla parte tedesca del Reno, cosi per andare al parlamento europeo devo prendere il tram. Osservo i passeggeri che leggono il giornale, guardano il loro smartphone, prendono un libro e penso ai milioni di persone che sono morte lungo quella frontiera che adesso si attraversa senza rendersene conto.

Una musica per accompagnare gli europei?

David Bowie per la sua creatività, la sua capacità di sviluppare varie identità. L’Europa è questo. Bowie tra l’altro ha moltiplicato le sue sperimentazioni in particolare proprio a Berlino.

Una data che tutti gli europei dovrebbero ricordare?

Ce ne sono molte e mi piacerebbe avere un calendario, ad esempio per ricordare la morte dei fratelli Rosselli (uccisi in Francia dall’estrema destra legata al regime fascista italiano, il 9 giugno 1937, ndr), eroi che hanno dato la vita per noi. Ma forse sceglierei il 23 maggio, in ricordo dell’assassinio, nel 1992, del giudice antimafia Giovanni Falcone. Non è solo un eroe italiano. Con il suo coraggio di andare avanti per affrontare il buio, e’ un eroe europeo. Sarebbe da istituire una giornata per celebrarlo, come hanno fatto gli Americani per Martin Luther King.

Un oggetto che simbolizza l’Europa?

Una penna, per il sapere e la conoscenza.

Un opera d’arte per evocare l’Europa?

Il mare di Casper David Friedrich. L’Europa è un idea, lo spazio dove si può vivere. L’Europa non è un identikit, è il contrario, è un spazio protetto dove sei libero di essere quello che vuoi.

Quali frontiere per l’Europa?

Le frontiere dell’Europa sono dentro di noi, è la nostra capacità di vivere con gli altri.

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