Caro direttore, caro Michele Serra,
la democrazia europea è sotto attacco.
Anche noi sentiamo la voce di migliaia e migliaia di cittadini e cittadine consapevoli di vivere un momento storico esistenziale. Anche noi riteniamo indispensabile esprimere, come auspicato nel suo editoriale “Una piazza per l’Europa”, la determinazione a difendere i nostri principi, interessi e valori, il nostro modello di libertà, il nostro sistema economico e sociale, il bisogno di proteggere ed ampliare i diritti civili, di riaffermare la nostra volontà di affrontare il cambiamento climatico, di continuare a promuovere il nostro modello culturale.
Anche noi avvertiamo la necessità di affermare “qui si fa l’Europa o si muore”, di mobilitarci insieme a tutti i cittadini e le cittadine che sentono di definirsi “noi, popolo europeo”. Anche noi recepiamo l’urgenza di scendere in piazza insieme a tutte le forze politiche e sociali europeiste, dell’associazionismo, dei sindacati e del mondo dell’impresa che conosce il valore dell’Europa unita, di tutte le forze che sono pronte a ripartire dagli ideali del Manifesto di Ventotene e sfilare sotto una unica bandiera, quella blu stellata dell’Unione.
Per questo, caro Michele Serra, abbiamo raccolto il suo appello per una “piazza per l’Europa”. Sabato 15 marzo, a pochi giorni dall’anniversario del Trattato di Roma che lanciò nel 1957 l’avventura comunitaria, per dire che siamo pronti per un nuovo Trattato, per un nuovo slancio unitario, per aprire una nuova prospettiva e garantire ai nostri figli, la pace, la prosperità, un mondo fondato sul diritto e le regole, sulla democrazia e il rispetto delle minoranze.
Tra la Russia assassina e aggressiva di Vladimir Putin, l’attacco dell’amministrazione americana di Donald Trump che già nel 2018 definiva l’Unione europea “il peggiore nemico degli Stati Uniti”, le mire espansionista e le sfide commerciali della Cina di Xi Jinping, è l’ora del soprassalto europeo che non può essere solo la difesa dell’esistente.
Dobbiamo avviare ora il percorso verso gli Stati Uniti d’Europa che deve iniziare con la fine dell’unanimità al Consiglio europeo. E’ la condizione per mettere le basi per una difesa e una politica estera comuni. Non è più accettabile ad esempio che un paese come l’Ungheria, che rappresenta solo 10 milioni di abitanti e l’1% del Pil dell’Ue, possa bloccare la decisione degli altri 26 paesi membri sugli aiuti all’Ucraina.
Siamo pronti. Questo deve essere il significato della piazza europea di Roma del 22 marzo prossimo. Questo deve essere il messaggio da lanciare a tutte le piazze d’Europa. Siamo pronti per un’Europa federale, forte e sovrana. Siamo pronti per utilizzare subito tutti gli strumenti già disponibili per garantire l’indipendenza e la forza dell’Unione. A cominciare dal piano Draghi sulla competitività e il futuro dell’Europa che prevede tra l’altro 800 miliardi di euro all’anno di investimenti, privati e pubblici, in particolare nell’innovazione tecnologica, la difesa e l’energia nell’ambito della lotta al cambiamento climatico. “Se l’Europa non riesce a diventare più produttiva non potremo finanziare il nostro modello sociale” ci ha ricordato Mario Draghi. Ma siamo anche pronti per completare l’integrazione europea in termini di telecomunicazioni, industria di difesa, energia e mercato dei capitali e di risparmio, come proposto dal piano Letta.
Siamo pronti per una riforma istituzionale, che parta dal Parlamento di Strasburgo, per dare agli europei sistema federale con un governo europeo pienamente legittimato democraticamente dai cittadini.
Ci sono momenti in cui la Storia accelera e chiama a risposte decisive, dirompenti e rischiose. Assistiamo oggi alla fine di un ciclo e al ritorno della regola del più forte. Dobbiamo contrastarlo aprendo anche noi, europei, una nuova fase, quella degli Stati Uniti d’Europa. Siamo pronti.
Riccardo Magi, Più Europa
Eric Jozsef, Europa Now!
info e adesioni all’associazione:
info@europanow.eu
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