Un’agorà di cittadini “semplici spettatori” chiamati a costruire il cartellone della stagione teatrale attraverso il confronto aperto e attivo.

È la formula Visionaria del Kilowatt Festival di Sansepolcro, che ha conquistato anche l’Europa.

Andare a teatro è un atto politico sottovalutato. Nonostante l’antica Atene abbia insegnato che guardare una rappresentazione insieme ad altri cittadini, uguali e diversi da noi, sia un rito capace d’ingenerare nell’individuo senso d’appartenenza alla collettività e coscienza civile, il teatro è largamente percepito come una forma d’intrattenimento tra le altre. Davvero siamo così diversi dagli uomini che inventarono la democrazia? Il teatro serve ancora a qualcosa? 

Domande del genere smettono di essere oziose quando si lascia che a rispondere sia un gruppo di spettatori non addetti ai lavori. Ed è proprio quello che da sedici anni sta facendo Visionari, il format creato a Sansepolcro dal regista e drammaturgo Luca Ricci, direttore artistico del Kilowatt Festival, passato a una dimensione europea nel 2014 con il sostegno di Be SpectACTive!. Partito come un escamotage per coinvolgere i suoi concittadini in un’iniziativa che nella parentesi estiva di due settimane, chiamava spettatori e artisti nella città di Piero della Francesca lasciando i “padroni di casa” freddi quando non diffidenti, il progetto ha superato di gran lunga le aspettative. “Sono centinaia gli abitanti della Valtiberina che almeno per un anno hanno partecipato a questa iniziativa – racconta Ricci, che nel 2021 ha ritirato il premio UBU vinto insieme alla co-creatrice del Festival, Lucia Franchi – Dal 2007 alcune persone hanno lasciato, altre si sono aggiunte secondo un meccanismo di rotazione e cooptazione ampiamente rodato”. 

Funziona così: Kilowatt si svolge d’estate – l’edizione 2023 sarà dal 11 al 23 luglio – ma la selezione degli spettacoli si fa d’inverno. Con Visionari viene formato un gruppo di spettatori attivi, cittadini appassionati di teatro e danza, ma anche solo curiosi e comunque tassativamente non addetti ai lavori. Questi si vedono per mesi, ogni settimana, con l’obiettivo di selezionare nove tra gli spettacoli delle compagnie candidate al bando. Il lavoro costringe il sedicenne a frequentare il settantenne, l’artigiano il programmatore informatico, il vicino di casa o lo sconosciuto. Si comincia in piccoli gruppi per la preselezione, poi tutti insieme. “Il valore del progetto è nel processo più che nel risultato – racconta il regista che dirige con Franchi la compagnia Capotrave –Per un periodo della loro vita i Visionari mettono al centro l’arte nella sua forma contemporanea, esprimendo un ragionamento che va al di là del mi piace/non mi piace, condividendo anche la sfera emotiva, quella che di solito riserviamo a pochi, a chi ci è intimo. E’ un modo per esercitare un’intelligenza collettiva, un modo d’intendere la politica”. 

Bruxelles se n’è accorta dieci anni fa, inserendo tra gli obiettivi della sua politica culturale l’audience development e mandando in giro per l’Europa Luca Ricci a raccontare l’esperienza nata e cresciuta nell’Appennino Centrale che ha fatto scuola, si può proprio dire, per il progetto di cooperazione a larga scala Be SpectACTive! coinvolgendo, solo nell’ultima edizione, 19 partner internazionali in 15 paesi. Dalla Spagna alla Serbia, dalla Slovacchia all’Irlanda.

“Siamo stati capofila per due quadrienni consecutivi e credo sia un unicum per un progetto del genere. C’erano già diversi esperimenti di coinvolgimento del pubblico negli altri paesi, ma tutti con un approccio educativo. Mentre i Visionari hanno un’autonomia reale. Noi gli mettiamo in mano il volante della macchina e diciamo: ci fidiamo di voi, mettete in pratica un confronto democratico e decidete! Altra cosa singolare è che per una volta il programmatore europeo ha anticipato la società reale e dal 2012 molte realtà di produzione culturale hanno dovuto recepire questa indicazione politica arrivata dall’alto”. 

Oggi in Europa ci sono circa cinquanta gruppi di spettatori attivi, alcuni hanno mantenuto il nome italiano di Visionari. Il finanziamento, così come da regola, sta beneficiando altre realtà. Ma a Sansepolcro il progetto continua imperterrito e nel frattempo si è fatto nazionale, replicandosi in altre nove città italiane e altrettanti festival. 

Nelle gelide giornate invernali della Valtiberina, quarantotto cittadini-spettatori coordinati da Michele Rossi si stanno riunendo per visionare il materiale: una casa a turno, una cena, un aperitivo alla volta. Otto titoli sono in fase di selezionare a cura di gruppi di maggiorenni, uno è affidato a sei under 18, chiamati VisioYoung, studenti del locale Liceo della Comunicazione. In primavera si terrà la riunione plenaria che pare possa durare nove-dieci ore. “Sono infaticabili – aggiunge Ricci- Alla fine chi partecipa si fa carico di qualcosa che appartiene a tutti, si percepisce come cittadino attivo. Viviamo in un’area interna e periferica, ma abbiamo visto che il format è esportabile anche nei contesti metropolitani. E’ un’operazione di coesione, di ripensamento dei meccanismi d’inclusività che a volte permette di superare anche quelle barriere ideologiche che l’arte ingenera”. Più politica di così.

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